Il primo obbligo ESPR arriva prima del passaporto.
L'ESPR è una cornice. Costruisce il meccanismo e lascia le regole di ogni categoria di prodotto ad atti successivi. Per l'abbigliamento, però, un obbligo è già vincolante: le grandi imprese non possono più distruggere l'invenduto. I requisiti di ecodesign e il passaporto arrivano più tardi, con l'atto tessile.
Una cornice, non una regola di prodotto
L'ESPR non dice quanto deve durare una giacca. Non dice quanta fibra riciclata deve contenere una t-shirt. Quello che fa è elencare i tipi di requisito che la Commissione può imporre e stabilire la procedura per imporli.
L'elenco è ampio: durabilità, riparabilità, contenuto riciclato, impronta ambientale, sostanze preoccupanti. I numeri, invece, arrivano una categoria di prodotto alla volta, con atti delegati. Se cerchi nell'ESPR la soglia che riguarda il tuo capo non la trovi, perché non è ancora stata scritta.
L'obbligo che vincola già: l'invenduto
Dal 19 luglio 2026 le grandi imprese non possono più distruggere i prodotti di consumo invenduti elencati nell'Allegato VII. Abbigliamento, accessori di abbigliamento e calzature sono in quell'elenco. Le medie imprese rientrano nello stesso divieto dal luglio 2030. Micro e piccole imprese ne sono esentate, e l'esenzione è permanente.
Il divieto non è assoluto. Un regolamento delegato adottato il 9 febbraio 2026 fissa una lista chiusa di eccezioni. Lo stesso giorno un atto di esecuzione ha standardizzato il modo in cui le quantità distrutte vanno comunicate.
Per la maggior parte delle aziende il lavoro pratico è più contenuto di quanto sembri. La comunicazione richiede una quantità per categoria di prodotto. Una quantità richiede di sapere cosa è stato prodotto, cosa è stato venduto e cosa è avanzato. È un dato di magazzino e non un dato ambientale, e di solito esiste già fra gestionale e logistica.
Vale la pena dare una misura al fenomeno. Secondo l'Agenzia europea dell'ambiente, fra il 4 e il 9% dei prodotti tessili immessi sul mercato europeo viene distrutto prima che qualcuno li abbia usati.
Cosa ci si aspetta dall'atto tessile
Il lavoro preparatorio della Commissione è affidato al Centro comune di ricerca. Per l'abbigliamento ha messo sul tavolo quattro famiglie di requisiti: quanto bene un capo resiste ai lavaggi, quanto è riciclabile data la sua composizione, quanta fibra riciclata contiene e quale impronta ha la sua produzione.
Sono proposte contenute in uno studio preparatorio. Non sono requisiti adottati, e cambieranno prima di diventare legge. Nessun numero che circola oggi va trattato come una soglia da rispettare.
Anche il perimetro dello studio è più stretto di quanto molti riassunti lascino intendere. Copre l'abbigliamento composto per almeno l'80% da fibre tessili, abbigliamento professionale e sportivo inclusi. La calzatura ne è esclusa e seguirà un percorso separato, con uno studio atteso per fine 2027. Un marchio che produce sia scarpe sia capi lavora quindi su due calendari e non su uno.
Il registro europeo esiste già
Il Registro DPP della Commissione è operativo dal 20 luglio 2026. È un indice: contiene identificativi e metadati, non i passaporti.
Le prime categorie di prodotto si stanno registrando, e il tessile non è fra queste. Mancano due cose: l'atto delegato e il catalogo semantico che descrive i dati tessili. Per un marchio di moda, oggi, il registro non è un adempimento. È il segno che l'infrastruttura ha smesso di essere un progetto.
Cosa conviene sistemare mentre l'atto delegato si scrive.
Sapere cosa resta invenduto, per categoria
È il dato che la comunicazione richiede, e nella maggior parte delle aziende esiste già sparso fra gestionale e magazzino. Metterlo in una forma stabile costa poco adesso e molto più avanti.
La composizione fibra per fibra
Ogni requisito in discussione si calcola sulla composizione reale del capo e dei suoi componenti, non su quella scritta in etichetta. È il campo da rendere solido per primo, qualunque soglia arrivi.
I fornitori oltre il primo livello
Nessuno dei requisiti attesi si ferma al confezionista. Chi ha già un canale aperto con il secondo e il terzo livello, quando l'atto arriverà, aggiungerà campi a una filiera che conosce, invece di mettersi a cercarla.